A pensar male si fa peccato, ma spesso…

Il Ticino è il primo cantone svizzero ad aver proibito di velare integralmente il volto nelle strade e nei luoghi aperti al pubblico. Il divieto riguarda sia il velo integrale per motivi religiosi, sia il mascheramento del volto durante le manifestazioni.


Tuttavia c’è chi avrebbe voluto fare il furbo dopo aver mostrato i muscoli domenica dopo domenica, dapprima proponendo una soluzione giuridicamente claudicante e poi rinviando la stesura del regolamento di applicazione alle calende greche. Il 22 settembre 2013 il risultato della votazione a favore dell’iniziativa fu chiarissimo con oltre il 65% dei voti. Il Governo e il Gran Consiglio non avrebbero dovuto fare nient’altro che rispettare la sacrosanta volontà popolare, ossia predisporre una soluzione ispirata alla legge francese che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto compatibile con la Convenzione europea dei diritti del- l’uomo (CEDU), sentenziando che uno Stato non lede i diritti dell’uomo se vieta di coprire completamente il volto in spazi pubblici, ritenendo che la convivenza in una società democratica possa essere garantita soltanto consentendo un contatto umano aperto. Il Dipartimento delle Istituzioni non doveva fare nient’altro che seguire la volontà popolare. Invece ha rallentato e tergiversato, per poi proporre di inserire il divieto di dissimulare il volto non in una legge speciale ma solo nella legge sull’ordine pubblico, come se si potesse mettere sullo stesso piano un principio importante come quello accettato dalla popolazione – la convivenza civile basata sul contatto umano aperto – con gli schiamazzi degli ubriaconi, gli edifici pericolanti o i cani senza guinzaglio.

Di fronte a questa turlupinatura della democrazia, i nostri deputati PPD in Commissione della Legislazione hanno fatto in modo di supplire a questa grave mancanza del Governo, facendo inserire la Legge speciale nel rapporto Micocci, altrimenti monco della parte essenziale. Lunedì in Gran Consiglio, con un intervento che non lasciava spazio alle interpretazioni, non abbiamo potuto esimerci dall’esprimere la nostra profonda insoddisfazione per l’approccio garibaldino e irrispettoso della volontà popolare adottato dal Dipartimento delle Istituzioni, proponendo una soluzione giuridicamente traballante che avrebbe rischiato di arenarsi al primo ricorso.

L’inerzia dimostrata da Norman Gobbi, così come il tentativo di rinviare la soluzione definitiva alle calende greche, è stata giustificata con motivi di ordine amministrativo. A noi, tuttavia, più che una questione amministrativa è piuttosto sembrata una ben precisa scelta politica, fatta magari per consentire a una località lacustre, con forte richiamo turistico, di beneficiare ancora per qualche tempo dell’afflusso di qualche ricco turista, poco disposto a far vedere il viso, ma assai lesto nell’aprire il corposo portafoglio. Infatti nessuno di noi si è dimenticato gli appelli arrivati da ambienti del Municipio di Lugano che chiedevano di prevedere delle eccezioni, perché sarebbe peccato perdere turisti facoltosi. Una richiesta di tolleranza per certi aspetti comprensibile se arriva dagli operatori del settore, ancorché impraticabile di fronte ad un verdetto popolare. Ad essere inaccettabile è quando proviene dagli stessi ambienti che si fanno bulli e muscolosi con la nòsa gent la domenica, per poi ridimensionarsi il lunedì mattina quando rientrano nella tanto vituperata stanza delle cadreghe, dove, invece di fare quel che il popolo comanda, cercano tutte le scappatoie possibili per turlupinare proprio… la nòsa gent.

Per questo motivo, dopo aver fatto il lavoro che il Dipartimento non ha fatto, lunedì abbiamo proposto un emendamento che chiedeva l’entrata in vigore della volontà popolare entro il primo aprile del 2016. Emendamento che, pur di non dare nessuna soddisfazione al PPD, è stato combattuto dalla claunesca accoppiata Gobbi-Micocci e quindi bocciato dalla triade Lega, Liberali e Socialisti. Adesso staremo proprio a vedere se a fare applicare in modo rigoroso il divieto assoluto di circolare con il burqa saranno solo le autorità di Corippo e Bosco Gurin o se varrà anche per quelle in riva al Ceresio. Se guardiamo al voto di lunedì e al pavoneggiarsi senza ritegno della Micocci (facendosi bella alla tv con il lavoro fatto da Maurizio Agustoni), sembrerebbe che a pensare male si fa peccato, ma spesso…

Fiorenzo Dadò
Capogruppo

 

PPD

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