La moratoria è morta, viva la moratoria!

Le roi est mort, vive le roi! Espressione con la quale nella monarchia francese precedente alla Rivoluzione si annunciava al popolo contemporaneamente la morte del re e l’avvento del suo successore. La frase è rimasta nell’uso per indicare (talvolta in senso scherzoso) la continuità di una carica o di una funzione, che nel buon senso popolare si esprime con la sentenza “morto un papa, se ne fa un altro”.

Una continuità che possiamo solo augurare anche alla moratoria, quello strumento di pilotaggio che dal 2002 il Consiglio federale ha messo in funzione per contenere l’afflusso nei cantoni – soprattutto di frontiera, e non solo nel nostro – di medici specialisti stranieri e con loro l’esplosione dei costi sanitari. Preoccupato per le conseguenze, il Dipartimento della sanità e della socialità aveva fermamente criticato l’affossamento di questo strumento da parte del Consiglio nazionale in un rocambolesco voto finale che smentiva tutte le sue precedenti posizioni a favore del regime di moratoria.

Ben venga dunque la decisione presa martedì dal Gran Consiglio di approvare e di inviare alle Camere l’iniziativa cantonale proposta del capogruppo PPD Fiorenzo Dadò che, in sintesi, propone la proroga del blocco dei medici per altri tre anni, invitando nel contempo Governo e Parlamento a trovare una soluzione duratura. Infatti questo lasso di tempo deve permettere di poter studiare modalità definitive che permettano di contenere i costi nel settore delle cure mediche ambulatoriali, un settore che sta sfuggendo dal controllo. L’esercizio sarà difficile ma assolutamente necessario. Un plauso va dunque al capogruppo e al PPD che hanno saputo elaborare rapidamente la proposta e riunire il consenso sia della sinistra che della destra, in un voto compatto. Ma la risoluzione cantonale avrà fortuna a Berna solo se godrà del sostegno di tutte le forze politiche e dei cantoni. Buon intenditore intenda…

Riguardo la necessità di un tale strumento per il Ticino, i numeri sono eloquenti:
i medici con il necessario numero di concordato erano 826 il 31 dicembre 2002 per scendere a 789 il 31 dicembre 2009 (quando la moratoria è stata abolita per i medici di famiglia) ed attestarsi a 901 il 31 dicembre 2011. Nell’anno e mezzo successivo, fino alla reintroduzione avvenuta il 2 luglio 2013, il loro numero è invece drasticamente salito a 1’150: in questo breve periodo il numero di medici autorizzati a fatturare carico della LAMal è quindi aumentato in Ticino di ben il 28%. Buona parte di loro, indicativamente i due terzi, sono di nazionalità straniera. Quindi nel periodo senza il blocco sono stati aperti 250 nuovi studi medici e con l’aumento dell’offerta anche i costi sanitari hanno registrato un deciso incremento. Con essi sono pure aumentati i sussidi per i premi malattia con ripercussioni negative anche sull’andamento delle finanze del Cantone.

Con il voto di martedì non si risolverà definitivamente il problema dell’afflusso dei medici, e nemmeno quello dell’aumento dei costi sanitari, ma faremo un passo in avanti verso la ricerca di nuove soluzioni per il contenimento dell’evoluzione di costi della salute. Un’impresa titanica che sul lungo termine avrà sempre più bisogno della collaborazione di tutti gli attori del settore sanitario, anche degli stessi cittadini che devono poter beneficiare di cure di qualità, ma in modo responsabile.


Paolo Beltraminelli
Consigliere di Stato

PPD

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