PPD: la strada è quella giusta!


Qualcosa è cambiato. L’effetto “nuovo capogruppo” e da qualche mese anche “nuovo presidente” sta divenendo tangibile. Sotto la cupola di Palazzo federale, e lentamente con fatica anche nel panorama mediatico nazionale, sta emergendo un PPD con mordente e spesso vincente. L’onda positiva non ha purtroppo ancora superato le Alpi. Evidentemente nel panorama mediatico, in Ticino in maniera esasperata, trova risalto soprattutto lo scontro e non il progetto di successo o la capacità di trovare soluzioni. Personalmente vivo con soddisfazione e piacere l’evoluzione in corso. La volontà di essere compatti cresce di sessione in sessione. Talvolta occorre mettere in disparte l’interesse personale o particolare in favore di una visione comune utile al Paese. La strada è ancora lunga e in salita. Serve ancora maggiore determinazione e convinzione del proprio ruolo per posizionare il PPD e il suo Gruppo alle Camere federali quali attori centrali nello scacchiere politico nazionale. Per troppi anni l’abbiamo professato, senza poi vivere strategicamente questa funzione. Il ruolo va vissuto attivamente. Posizioni chiare, rapidità nella comunicazione, e compattezza e fermezza su di un palcoscenico dove troppe forze politiche antepongono visioni ideologiche e logiche partitiche alla necessità di trovare soluzioni. E purtroppo questo piace maledettamente tanto ai media in cerca di grandi titoli.


Il PPD è credibile, traccia la via e chi vuole successo deve seguire; non viceversa. Potrà sembrare teoria, ma è vissuto quotidiano. Siamo ai piedi della scala, ma la stiamo ancorando con forza. È un lavoro a medio-lungo termine. Occorre ora che anche l’elettorato amico ne prenda atto e cambi approccio nei confronti del Partito. Solo uniti e convinti dei propri mezzi, anche nella divergenza di opinioni - ricchezza del nostro sistema - , si crea una dinamica di successo. Lo spirito critico è costruttivo, ma indirizziamolo anche a destra e a sinistra e non solo internamente. Il disfattismo non porta a nulla. Questo vale tanto alle Camere federali quanto nei consessi cantonali e comunali. Per essere vincenti bisogna voler essere vincenti. Prendere coscienza della propria forza è un passo centrale per realizzarla.


La sessione autunnale chiusasi settimana scorsa è stata segnata da numerosi momenti chiave. Sono scorsi fiumi di parole e di inchiostro sulla complessa concretizzazione del “9 febbraio”. Chi ha proposto il concetto federalista volto a voler gestire autonomamente l’immigrazione là dove genera problemi e crea distorsioni soprattutto nel mercato del lavoro? Il PPD. Abbiamo perso per pochi voti al Nazionale. La versione attuale non ci soddisfa perché troppo blanda e irrispettosa della volontà popolare. Ora l’oggetto è agli Stati e dai media si apprende che PLR e anche PS intendono seguire la pista proposta dal PPD (sic!). Sempre in tema mercato del lavoro, di fronte a PLR e UDC ideologicamente contrari a ogni misura a tutela dei lavoratori (nell’UDC emerge chiaramente la differenza tra proclami e fatti), è il PPD che ha fatto Legge il mio emendamento personale per la proroga facilitata dei Contratti normali di lavoro (CNL). 

Nell’ambito della sicurezza, con i poli bloccati nello scontro ideologico, sono del PPD i voti fondamentali per rendere maggioritarie le mie mozioni per maggiori possibilità di sorveglianza dei potenziali viaggiatori con finalità jihadiste e di revoca del passaporto svizzero per i jihadisti con doppia cittadinanza. La riforma Previdenza 2020 crollerà se a destra e sinistra non si comprenderà la necessità di costruire un progetto equilibrato, fatto di sacrifici ma anche di compensazioni.

 

Marco Romano
Consigliere nazionale


PPD

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