È alle porte una sessione cruciale


Siamo alle porte della sessione invernale delle Camere federali che si aprirà il 28 novembre prossimo. A livello istituzionale il 7 dicembre l’Assemblea federale eleggerà, prevedo con un voto quasi plebiscitario, Doris Leuthard a Presidente della Confederazione. Il secondo anno presidenziale dalla sua entrata in Governo nel 2006.


Sarà l’ultimo anno intero da consigliera federale? Le voci nei corridoi di Palazzo si moltiplicano. Anche l’atteggiamento di talune colleghe e taluni colleghi sta evolvendo in ambizione più o meno proclamata di accedere alla stanza dei bottoni. La gara non sarà vinta da chi scatta per primo e tantomeno da chi, nell’incertezza della data di dimissioni, manifesta sin d’ora la volontà. Sarà una sfida aperta, state sintonizzati.

A livello tematico, oltre al preventivo 2017 accompagnato da un corposo (a mio giudizio eccessivo) programma di risparmio che dovrà essere approvato da entrambe le Camere, il focus sarà nuovamente sulla modifica della Legge sugli stranieri per la nota applicazione del “9 febbraio”. Le basi, insoddisfacenti per il PPD perché troppo poco incisive e rispettose dell’articolo costituzionale, sono state poste in settembre al Nazionale. Nelle scorse settimane la competente commissione ha preparato il dossier per il dibattito agli Stati. L’impostazione data dalla Camera bassa è stata confermata e, come auspicato dal PPD, si è cercato di rafforzare il costrutto per aumentare la reale efficacia delle disposizioni.

Nel rispetto degli impegni internazionali, la Svizzera deve poter regolare autonomamente l’immigrazione, soprattutto quella nel mondo del lavoro, là dove l’afflusso di stranieri genera delle distorsioni. Nello specifico, nei settori dove vi è manodopera residente sufficiente esclusa dal mercato del lavoro - penso a disoccupati, a persone in assistenza, ma anche a numerose donne che rinunciano alla ricerca di un impiego - occorre disporre di un meccanismo che permetta di massimizzare l’impiego dei residenti.

Di fronte all’inadempienza e alla mancanza di responsabilità da parte di datori di lavoro (spesso anche incoerenza assurda di chi inneggia “prima i nostri” ma poi assume solo frontalieri), l’Autorità deve disporre di un meccanismo legislativo che permetta di forzare l’assunzione di personale residente. L’approccio deve essere locale, capace di tenere conto delle differenze tra i Cantoni e mirato ai settori professionali in cui la distorsione è conclamata (salari inaccettabili e tasso di disoccupazione rilevante). Le misure devono essere scalari, pragmatiche e non eccessivamente burocratiche da generare un blocco nel tessuto economico. La volontà popolare va concretizzata, ma per farlo è inutile paralizzare il mondo del lavoro. Dove vi è personale residente disponibile, i datori di lavoro devono obbligatoriamente considerarlo, rendendo pubblici tutti i posti che si liberano, convocando il personale disponibile e illustrando i motivi di non assunzione. Nel contempo di fronte a forti distorsioni a livello locale l’Autorità deve disporre di strumenti regolatori per frenare temporaneamente il rilascio di nuovi permessi. Non serve un blocco totale, ma sono necessarie misure forti là dove la problematica è conclamata.

La volontà popolare sarebbe chiaramente applicata, si troverebbe la soluzione a una problematica reale, senza compromettere globalmente gli impegni con i paesi circostanti. Il pensiero dominante di paura di non accettazione e perfino di ritorsioni da parte europea va contestualizzato e relativizzato. Da entrambe le parti vi è un interesse a relazioni solide, motivo per cui anche la Svizzera ha carte da giocare. Il modello proposto dal PPD non ha bisogno di essere formalmente accettato da Bruxelles, è sufficiente che ne prendano “semplicemente” atto, tanto quanto prendono atto di singole regole differenti presenti nei vari paesi membri.

La discussione agli Stati sarà intensa. Sul tavolo vi sono tre differenti modelli. Quello del PPD è pragmatico, rigido dove necessario, rispettoso della realtà globale e capace di dare risposte nei settori dove vi sono problemi reali. Vedremo l’esito. Immediatamente dopo, l’oggetto tornerà subito al Nazionale dove cercheremo di appianare le divergenze, rilanciando se necessario misure efficaci, con l’intento di chiudere la trattazione ancora nelle tre settimane di sessione.


Marco Romano
Consigliere nazionale


PPD

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