NO ad un’iniziativa inutile, ingiusta e anti-svizzera!

Ci sono temi sui quali è difficile guadagnar punti, specie in Ticino. Così qualche nostro amico ha immaginato che il PPD stavolta avrebbe anche potuto passare l’acqua bassa, evitando di impegnarsi troppo contro la sciagurata iniziativa UDC detta “di attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reato”.
 

Sono lieto che il Comitato cantonale abbia invece dato una risposta chiara e netta, respingendo ai due terzi questa iniziativa inutile e pericolosa. Voglio sperare – e vi chiedo un forte impegno in tal senso, care amiche e cari amici – che anche nell’urna i Popolari democratici si esprimano con la stessa chiarezza.

Su questa iniziativa non ci si batte infatti per strade o ferrovie, o per qualche milione di franchi in più o in meno (ancorché i Direttori cantonali di Giustizia e polizia temano molto i costi che ricadrebbero sui Cantoni se dovessero gestire diecimila casi problematici all’anno come auspica l’UDC). No, questa volta è in atto uno scontro immateriale – ma frontale e durissimo – tra i valori più alti del nostro Paese e della nostra democrazia da una parte, ed i risentimenti più bassi dell’animo umano dall’altra, abilmente manipolati per creare un precedente che col tempo farà saltare i cardini del nostro Stato di diritto.

Il Parlamento ha fatto il suo dovere

Attenzione: non si tratta di rimettere in discussione l’articolo costituzionale sull’espulsione dei criminali stranieri. Esso è stato accettato dal popolo nel 2010, ed è stato tradotto in legge dal Parlamento entro i cinque anni richiesti. Una legge severa, pronta ad entrare in vigore, che prevede meccanismi rigorosi di espulsione, ma che – grazie alla clausola di rigore che il giudice può invocare in casi eccezionali – rispetta il principio di proporzionalità e la separazione dei poteri, lasciando al Parlamento il ruolo di far le leggi e ai giudici di applicarle. Perché ogni uomo è diverso ed ogni caso va giudicato per sé.

La legge che abbiamo elaborata attua già la volontà popolare espressa nel 2010, ma rispetta anche il resto della Costituzione e dell’ordinamento giuridico svizzero, nonché la Convenzione europea dei diritti dell’uomo sottoscritta dalla Svizzera. L’UDC ha dichiaratamente cercato la provocazione a scopi elettoralistici, lanciando questa seconda iniziativa già nel 2012, ben prima dei cinque anni assegnati al Parlamento, di fatto per impedirgli di svolgere il suo compito.

Non solo: l’iniziativa non è per niente di “attuazione”, ma stravolge il concetto medesimo dell’articolo del 2010, che voleva davvero l’espulsione automatica dei colpevoli di crimini particolarmente efferati, anche se con un catalogo incompleto e discutibile, come tutti i cataloghi. La nuova iniziativa invece – un articolo costituzionale di tre pagine e mezza, e già questo è un autentico “stupro della Costituzione”, per usare le parole di un principe del foro del Mendrisiotto! – estende l’espulsione automatica ad un lunghissimo elenco di reati anche minori o perfino bagatella, appena vi sia stata recidiva nei dieci anni.

Discriminare un quarto della popolazione?

Ora, sappiamo bene che non vi è alcuna distinzione legale fra quel paio di centinaia di turisti del criminale che entrano in Svizzera per delinquere e vanno severamente repressi, quel paio di migliaia di asilanti problematici che tutti noi vogliamo rimandare a casa, e quei due milioni di uomini e donne, vecchi e giovani che vivono in Svizzera da sempre, magari da generazioni, senza aver acquisito il passaporto rosso.

Il risultato dell’iniziativa UDC è che per questi due milioni di persone – amici nostri, compagni di scuola, di lavoro o di sport, persino coniugi o genitori di cittadini svizzeri – si applicherebbe da domani una legge diversa, con una pena aggiuntiva molto severa anche per reati minori. Può un paese civile applicare una grave punizione a un quarto della sua popolazione? Evidentemente no, se rispetta i principi di giustizia, di equità, di proporzionalità e di non discriminazione.

Per questo si sono mossi, ed è veramente insolito, 11 ex-consiglieri federali, centinaia di ex-parlamentari, tutti i professori di diritto svizzeri, i procuratori ed i giudici di tutto il Paese. Si battono tutti contro una iniziativa inutile, dannosa, ingiusta e immorale, nonché decisamente anti-svizzera! Diciamole di NO anche noi, con decisione!


Filippo Lombardi
coordinatore cantonale ad interim


 

PPD

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