Un anno indimenticabile


Il 9 maggio, giorno della conclusione del mio anno di presidenza del Gran Consiglio, si avvicina velocemente e con il pensiero non posso fare a meno di ripercorrere il cammino, compiuto passo dopo passo, attraverso un percorso certamente impegnativo, ma che mi ha dato tanto, più di quanto io sia stato in grado di restituire. Come non ricordare l’emozione del giorno dell’insediamento nel quale, in un Palazzo delle Orsoline gremito in ogni ordine di posto, ho pronunciato il primo discorso nella nuova carica, impegnandomi a svolgere il mio dovere con senso di responsabilità, rettitudine e imparzialità. Tre gli auspici formulati in quell’occasione: la speranza che il tempo della nuova legislatura potesse essere un tempo contraddistinto dall’unità e dalla pace, che il Parlamento sapesse ritrovare la misura alta della politica, intesa nel suo vero significato di servizio alla persona umana e che si potesse raggiungere quell’unità di intenti indispensabile per affrontare le sfide che interpellano la nostra società in questi non facili momenti. Come sono solito fare prima di affrontare compiti importanti, ho concluso il mio intervento con una preghiera, scegliendo la “Preghiera semplice” di San Francesco d’Assisi, ispirata proprio a valori universali quali la pace e l’amore.


Poi via verso Balerna, dove ad attendermi vi era una moltitudine di persone, di ogni appartenenza politica, per un abbraccio che davvero mi ha commosso e mi ha fatto sentire a casa. Finiti i festeggiamenti, subito mi sono messo all’opera, prima in Ufficio presidenziale e poi con la preparazione e la conduzione dei lavori nel plenum. Ben presto ho avvertito che non mi sentivo a mio agio nel doppio ruolo di arbitro e di giocatore e così ho deciso di lasciare la Commissione scolastica, che avevo tenuto per passione verso queste tematiche, cercando di essere davvero arbitro imparziale. Significativa ritengo sia poi stata la decisione dell’Ufficio presidenziale di ridurre i tempi di parola nei dibattiti ridotti che, abbinata all’inversione dell’ordine di intervento con il relatore che parla per primo e illustra una sola volta il tema in discussione, ha portato a degli interventi più politici, senza inutili fronzoli e ripetizioni, a tutto vantaggio dalle qualità dei dibattiti e conseguentemente direi anche di un miglioramento dall’attenzione e del silenzio in aula. Ma il presidente ha anche un importante ruolo di rappresentanza. 


In quest’anno ho girato l’intero Cantone in lungo e in largo, percorrendo circa quattromila chilometri con la mia auto, e devo dire di essere rimasto veramente impressionato dalla grande considerazione che la popolazione attribuisce al Primo Cittadino, a prescindere evidentemente dalla mia persona. È questo anche un segno di attaccamento alle nostre istituzioni e al sistema di politica di milizia, profondamente ancorato nella nostra storia e nelle nostre tradizioni. Ho poi trovato un Ticino particolarmente laborioso, con numerose associazioni fatte di uomini, donne e anche molti giovani che con passione ed entusiasmo si impegnano per gli ideali in cui credono e per rendere ancora migliore questa nostra società. Si tratta di realtà particolarmente preziose, alle quali lo Stato non dovrebbe mai sostituirsi, ma che dovrebbe piuttosto sostenere e incoraggiare con maggior decisione.


Al termine di questo lungo cammino, come è giusto che sia, ritorno fra i banchi per riprendere il mio ruolo di deputato, con la speranza di non aver troppo deluso le aspettative in me riposte e con un sentito ringraziamento per avermi offerto l’opportunità di vivere un’esperienza davvero straordinaria.


Luca Pagani
deputato in Gran Consiglio




 

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