Verificare i nuovi permessi: ecco perché mi sono arrabbiato

La decisione presa a maggioranza da parte della Commissione della legislazione di sospendere l’iniziativa presentata dai deputati PPD del Mendrisiotto - che chiedeva la verifica sistematica di tutti i nuovi permessi di lavoro - mi ha estremamente irritato. Alcuni deputati di altri partiti hanno criticato il comunicato stampa del PPD in merito a questa decisione (vedi articolo a pagina 10) interpretandolo come la mia personale presa di posizione. La mia frustrazione personale è dettata dai tempi estremamente lunghi della politica, dove interessi di bottega impediscono la concretizzazione di proposte nate da situazioni conosciute lavorando sul territorio a contatto con i lavoratori e prendendo spunto dai suggerimenti di vari datori di lavoro.
A questo punto credo sia importante fare chiarezza e andare a spiegare alcuni dettagli che potrebbero far capire come questa decisione sia nei fatti estremamente discutibile. Il Governo, autore della richiesta del rinvio, nel suo rapporto inerente l’iniziativa aveva bocciato la proposta senza mezzi termini in quanto “gli accordi internazionali sottoscritti dalla Confederazione non permettono l’introduzione di un controllo preliminare e sistematico delle condizioni salariali all’atto dell’esame delle condizioni per il rilascio o per il rinnovo di un’autorizzazione di lavoro o di soggiorno per i cittadini comunitari”. Risulta quindi incomprensibile come da una posizione di assoluta chiusura il Governo sia passato a chiedere alla Commissione ulteriore tempo per implementare l’iniziativa nella trattazione del Messaggio che uscirà nei prossimi mesi sul salario minimo. Ma anche questo punto merita un approfondimento e delle spiegazioni che possano far comprendere il perché di questa irritazione. Non è infatti un mistero che le posizioni sull’applicazione del salario minimo siano estremamente distanti e che dei ricorsi non possono oggi essere esclusi (così come un eventuale referendum nel caso in cui il Parlamento vada verso una soluzione che non rispecchi le aspettative degli iniziativisti). Legare dunque la nostra proposta all’entrata in vigore del salario minimo con i controlli che verranno fatti per verificarne il rispetto vuol dire perdere tempo e non mettere in atto qualcosa di estremamente semplice. La nostra richiesta è facilmente attuabile ed estremamente efficace e non creerebbe più burocrazia per le aziende: in quei settori dove è in vigore un CCL o un CNL (dunque dove i salari sono già definiti) al momento della richiesta del permesso, l’Ufficio della migrazione verifica immediatamente il rispetto dei salari convenuti. Tanto più che sono in fase di implementazione le nuove procedure di richiesta del permesso in formato elettronico. Oggi di fatto lo Stato rilascia al lavoratore straniero il permesso di lavoro anche di fronte a situazioni di illegalità, andando poi a segnalare agli uffici preposti al controllo queste distorsioni. Le verifiche successive si rivelano spesso tardive e quando si interviene, i buoi - come spesso accade - sono ormai già tutti fuori dalla stalla.
Auspico quindi che la Commissione, scaduto il termine fissato durante l’ultima riunione, evada l’iniziativa nel solo interesse dei salariati di questo Cantone! Il PPD c’è e continuerà a impegnarsi per lottare contro gli abusi nel mercato del lavoro e a sostegno di quegli imprenditori onesti che, a causa di una concorrenza ogni giorno più sfrenata e spregiudicata, si trovano sempre confrontati con crescenti difficoltà.

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