"Non possiamo più permetterci di perdere tempo"

Oggi il nostro Giornale può contare su un ospite d’eccezione. Si tratta del consigliere federale Alain Berset (foto copyright Keystone – Gaetan Bally), che ci parla di un tema di competenza del suo dipartimento: la Previdenza vecchiaia 2020. Il PPD sull’argomento ha preso posizione lo scorso mercoledì, votando all’unanimità a favore della riforma pensionistica. In breve, lo ricordiamo, l’obiettivo è quello di garantire le rendite e adeguare la previdenza per la vecchiaia all'evoluzione della società. La riforma prevede economie ed entrate supplementari volte a garantire l'equilibrio finanziario dell'AVS sino alla fine del prossimo decennio. Come ci ha spiegato il consigliere federale, questa è l’unica soluzione attuabile. Il rischio? “Vent’anni di stallo; inoltre, se vincesse il no, non solo si dovranno compensare i deficit correnti, ma anche colmare quelli accumulatisi nel frattempo”. Per questi motivi vi invitiamo a votare due volte sì sul tema (riforma e decreto per l’innalzamento dell’IVA).

 

Ministro, per quale motivo il popolo svizzero dovrebbe sostenere questa riforma?
La riforma garantisce la continuità della nostra previdenza per la vecchiaia, tenendola al passo coi tempi. Grazie a essa tutti coloro che vivono in Svizzera avranno la certezza che il livello delle rendite di vecchiaia dell’AVS e della previdenza professionale obbligatoria sarà mantenuto. Una riforma è necessaria, perché nei prossimi anni le generazioni del baby boom andranno in pensione e si dovranno dunque finanziare più rendite AVS. Inoltre la speranza di vita è aumentata e i tassi d’interesse sono molto bassi già da diversi anni. Per la previdenza professionale questo significa che i rendimenti degli averi di vecchiaia non bastano più a finanziare le rendite garantite per legge. Per questo motivo i lavoratori si ritrovano a dover pagare una parte delle rendite correnti delle casse pensioni, mentre in realtà nel 2° pilastro dovrebbero risparmiare solo per la propria rendita. La riforma ridurrà considerevolmente questa ridistribuzione occulta di circa 1,3 miliardi l’anno. Infine permetterà di adeguare finalmente la previdenza per la vecchiaia alle nuove realtà sociali dopo 20 anni di stallo. In questo senso la riforma apporterà miglioramenti reali.

Ha parlato di miglioramenti reali. Di cosa si tratta concretamente?
Chi guadagna poco o lavora a tempo parziale sarà assicurato meglio. Questo vale in particolare per le donne, che lavorano più spesso degli uomini a tempo parziale e la cui rendita della cassa pensioni è in media del 60 percento inferiore a quella degli uomini. Un altro miglioramento sarà la possibilità di andare in pensione in modo flessibile e graduale tra i 62 e i 70 anni. Infine, è importante menzionare anche la miglior tutela dei disoccupati anziani. Chi perderà il posto di lavoro a 59 anni potrà rimanere assicurato presso la sua cassa pensioni e ricevere in seguito una rendita da quest’ultima. Oggi i disoccupati anziani possono generalmente prelevare il loro avere solo sotto forma di capitale.

L’approvazione della riforma permetterà davvero di garantire le rendite?
Certo! La riforma garantisce le rendite AVS per il prossimo decennio e stabilizza la previdenza professionale. 

E passato questo lasso di tempo cosa succederà?
Per gli anni successivi sarà necessaria una nuova riforma. Dobbiamo adeguare regolarmente la previdenza per la vecchiaia all’evoluzione sociale, come si è riusciti a fare in modo esemplare nei primi 50 anni grazie a un totale di dieci revisioni. In futuro dovremmo assolutamente evitare una situazione di stallo delle riforme come quella degli ultimi 20 anni. 

Ministro Berset, quali sarebbero invece le conseguenze di un “no” del popolo alle urne il prossimo 24 settembre?
Senza la riforma i deficit dell’AVS cresceranno rapidamente di diversi miliardi all’anno. Pensi che l’assicurazione registra un deficit già oggi... Se non si dovesse intervenire, già nel 2031 essa esaurirebbe tutte le sue riserve e le rendite non sarebbero più garantite. 

La riforma sfavorisce i giovani o chi è già al beneficio della pensione?
Assolutamente no. Tutte le generazioni traggono vantaggio da un finanziamento sicuro dell’AVS: i pensionati, la cui rendita resta invariata e mantiene il suo livello; i lavoratori, in particolare i giovani, che, qualora vincesse il “no”, in una successiva riforma dovrebbero non solo compensare i deficit correnti ma anche colmare quelli accumulatisi nel frattempo. Nel 2° pilastro, inoltre, la ridistribuzione occulta e iniqua attualmente in atto continuerebbe ad andare a scapito dei lavoratori.

Cosa risponde a chi dice che la riforma porterà a un’AVS a due velocità?
Il supplemento di 70 franchi sulla rendita AVS sarà concesso solo ai nuovi pensionati per un valido motivo: il supplemento è una compensazione per la riduzione dell’aliquota di conversione nella previdenza professionale obbligatoria. Chi percepisce già oggi una rendita di vecchiaia non sarà interessato da questa misura della riforma e quindi non necessiterà di alcuna compensazione. Inoltre, solo chi riceverà il supplemento contribuirà al suo finanziamento con i propri contributi salariali, che aumenteranno moderatamente, di 1 franco e 50 centesimi su 1’000 franchi di salario. Senza il supplemento di 70 franchi una parte delle nuove rendite diminuirebbe. Allora sì che avremmo davvero una previdenza per la vecchiaia a due velocità. La riforma evita questa situazione.

Ci dica, in conclusione, perché votare “sì”...
La riforma è un buon compromesso, che definirei svizzero e equilibrato: tutti danno qualcosa, tutti ricevono qualcosa. Nessuno può essere soddisfatto al 100 percento. I lavori per preparare questa riforma sono durati circa sei anni. Anche per un’altra riforma occorrerebbero anni e non vedo come potrebbe essere altrimenti, visti gli interessi contrastanti degli oppositori, che provengono dall’estrema sinistra e dagli ambienti economici zurighesi.

Intervista a cura di Gianluca Pusterla

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