Congresso cantonale OCST


Il congresso cantonale OCST del 18 giugno scorso, prendendo in prestito le parole del segretario cantonale uscente Meinrado Robbiani, respirava storia, per più motivi. Come non ricordare la chiusura della Monteforno e recentemente l’inaugurazione di Alptransit. Nel corso di questi ultimi anni l’attività per il Sindacato non è sicuramente mancata per contrastare, per usare un termine climatico la desertificazione lavorativa e finanziaria del nostro cantone.
 
Il rapido e consistente sviluppo che ha caratterizzato la società in particolare nell’ultimo decennio, ha portato con se cose buone, ma purtroppo anche un’avidità di guadagno che ha provocato e provocherà danni finanziari e sociali difficilmente quantificabili. I posti di lavoro non sono più garantiti e stipendi non adeguati, pagati da “avvoltoi” intaccano fortemente il potere d’acquisto del salariato. Il futuro corre su due binari paralleli – quello della solidarietà e quello della sussidiarietà, entrambi se percorsi con uno sguardo positivo rivolto al futuro potranno correggere alcune derive verificatesi in questi ultimi anni – La passione per la giustizia sociale è un motore che ha messo il turbo a chi ha gestito l’OCST sino ad oggi. Ora  si parte o meglio si riparte e nello zaino che tutti, sindacalisti, lavoratrici e lavoratori porteremo per i prossimi anni sono state messe molte speranze, attese, idee , ma anche preziosi ricordi. 

Se durante il viaggio la fatica dovesse sopraggiungere, verrà sconfitta con la positività, l’ottimismo, la trasparenza, l’umanità, la lealtà e la difesa di quei valori che da sempre contraddistinguono il sindacato OCST. Questo sarà raggiungibile se vi sarà dialogo, condivisione, amicizia, bontà, fiducia, trasparenza.
 
La capacità di stare insieme, superare il narcisismo che ogni tanto ci assale, ricordarsi che il lavoro di gruppo se fatto con onestà dà risultati sicuramente migliori che l’individualismo, permetteranno di opporsi alla desolazione  del nostro mondo del lavoro.
Non è mia intenzione dare delle pagelle o note, ma la politica dovrà sapersi riorientare per riprendere il suo ruolo e non lasciare che sia l’economia a dettare il ritmo. Per non cadere in un baratro amministrativo – finanziario ci vuole un nuovo patto sociale.

Mi permetto di concludere questo mio breve intervento esprimendo un sentito ringraziamento a Meinrado Robbiani e a Fausto Leidi. Meinrado all’OCST dal 1975 – vice segretario cantonale dal 1981 e nominato segretario cantonale nel  congresso del 1987. Una vita dedicata ai lavoratori, innumerevoli le sue battaglie combattute sempre in modo pacato, ma tenace e autorevole, sia nelle aziende che nel parlamento federale (deputato per 12 anni), analista attento e profondo della nostra realtà economica e sociale. Un punto di riferimento non solo per tutti i dipenditi OCST e per i soci del Sindacato ma anche per autorità e ambienti economici.

Fausto Leidi giunto all’OCST nel 1985, anche lui nominato segretario cantonale amministrativo nel congresso del 1987. Ha saputo, con fermezza, traghettare il Sindacato in momenti di difficoltà come, negli anni novanta. Ha guidato la riorganizzazione interna dell’OCST dal punto di vista amministrativo, e non è poco per un’associazione che conta 40 mila associati. Amministratore, a volte focoso, sempre attento e cosciente della missione del sindacato.

A queste due persone che hanno dedicato la loro vita professionale con generosità, intelligenza e coraggio è stato dato un dono simbolico – una piantina di olivo - Una pianta che cresce lentamente e produce un legno pregiato, un richiamo al lavoro paziente che hanno fatto per moltissimi anni per il sindacato OCST.

E’ anche un simbolo di pace – la pace che, come ha recentemente ricordato Papa Francesco è anche negoziato e discussione, che ci si augura ritorni ad essere il filo conduttore per i prossimi anni per evitare la desertificazione del mondo del lavoro. 


Bruno Ongaro


PPD

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