Sì alla strategia energetica per favorire l’economia e rispettare l’ambiente


Era il 1973 ero piccolino e frequentavo l’allora ginnasio di Agno. Improvvisamente a seguito della guerra del Kippur, parte del conflitto arabo-israeliano, il prezzo del petrolio salì e la produzione diminuì drasticamente. La Svizzera visse la prima vera crisi energetica senza essere preparata. Fu uno choc terribile, e ci si accorse come il sistema fosse vulnerabile e cosa volesse dire dipendere dall’estero per un bene primario come l’energia. La dipendenza dal petrolio era fortissima, le conseguenze furono immediate. Le vacanze di Natale e quelle di Carnevale furono allungate di una settimana e il Consiglio federale decretò tre domeniche senz’auto, non per motivi ambientali ma per difficoltà di riempimento dei serbatoi dei veicoli! Per noi ragazzi fu una manna e un grande divertimento, per i politici un importante problema.

Nei mesi a venire si sentì di tutto, si parlava che il petrolio sarebbe finito entro l’anno duemila, le visioni apocalittiche si moltiplicavano. L’allarme lentamente rientrò ma la strategia energetica nazionale cambiò, ci si accorse della necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento di energia elettrica per dipendere meno dal petrolio. Ci si orientò verso la costruzione di nuove centrali nucleari e il potenziamento dell’idroelettrico con la costruzione di nuove dighe e l’innalzamento di quelle esistenti. Non si parlava ancora di nuove energie come eolico e solare. Le costruzioni non erano concepite per risparmiare energia. Furono costruite due nuove centrali nucleari a Gösgen e Leibstadt, l’ultima costruita in Svizzera nel 1984.

Nel frattempo un movimento spontaneo impedì la costruzione della centrale di Kaiseraugst nel 1975 e nacquero i primi movimenti ambientalisti. Anche le centrali idroelettriche furono molto contrastate e molti progetti non videro mai la luce. La politica energetica Svizzera fu comunque in grado di reagire e adattarsi ai cambiamenti, anche se la dipendenza dall’estero e dalle fonti fossili restò importante. La Svizzera si rese soprattutto conto che essendo un paese senza materie prime tranne l’acqua doveva puntare sulla tecnologia, sul cervello, per assicurare il futuro energetico. Non è un caso che i due politecnici federali sono tra i migliori del mondo, le innovazioni e lo sviluppo tecnologico sono essenziali per il nostro paese, la Confederazione ci crede e i risultati si vedono. Si concepiscono nuovi materiali meno energivori nella costruzione, si sviluppano energie alternative più rispettose dell'ambiente, anche se non possiamo dimenticare che non c’è energia senza scorie e ogni fonte energetica deve vincere resistenze di varia natura.

La ricerca nel nucleare potrà continuare in vista del nucleare pulito, quella fusione nucleare in luogo della fissione che produce scorie radioattive. Il pragmatismo elvetico, che evita precipitose fughe in avanti ma guarda sempre avanti grazie anche a decisioni prese dal popolo, ha dato buona prova di sé anche nel settore energetico, evitando ad esempio di uscire dal nucleare anticipatamente come deciso dal popolo non molto tempo fa. Il prossimo 21 maggio i cittadini avranno straordinaria possibilità di esprimersi nuovamente su un tema essenziale per il nostro futuro.

Come ingegnere vi confermo che è importante votare SÌ il prossimo 21 maggio, SÌ alla strategia 2050 per favorire un buono sviluppo economico rispettoso dell’ambiente, per permettere di aumentare l’efficienza energetica, per sviluppare con successo nuove tecnologie e creare nuove opportunità di lavoro ad alto valore aggiunto, per valorizzare l’idroelettrico ticinese, per dipendere meno dall’estero, per evitare docce fredde.

Paolo Beltraminelli
Consigliere di Stato


PPD

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