Stop al reato dello schifo


Nell’immaginario collettivo, il pedofilo è un uomo di una certa età, il quale, oltre a molestare i bambini, può avere anche altre anomalie del comportamento sessuale, come l’esibizionismo, il voyeurismo e altro ancora.

La realtà è diversa, come indicano in modo chiaro le statistiche: l’abitudine a molestare i bambini può iniziare ben prima, a 15 o 16 anni, e di solito la vittima è ben conosciuta dal pedofilo. Infatti, spesso, quest’ultimo è un parente, un frequentatore di casa, un amico di famiglia e non presenta nessuna anomalia di comportamento apparente. Il pedofilo può essere ben camuffato tra di noi, tra le persone di cui non sospetteremmo mai e poi mai.

L’attrazione che queste persone sentono per i bambini non si traduce necessariamente in atti sessuali completi; il pedofilo può a volte “limitarsi” a guardare materiale pornografico navigando in internet, oppure agire direttamente, quindi spogliarli, guardarli, mostrarsi, masturbarsi in loro presenza, toccarli, accarezzarli e così via. Ci sono infatti pedofili attivi e pedofili “latenti”, che fortunatamente non arrivano a prendere l’iniziativa. C’è chi preferisce i maschi, chi le femmine, chi entrambi. Ci sono pedofili che trattano con “cura” la vittima e pedofili che godono nel vederla soffrire, praticando il cosiddetto “pedosadismo”.

La pedofilia è considerata una malattia psichica secondo l’ICD 10; quindi, andrebbe trattata con misure terapeutiche come tutte le malattie della mente. Qualcuno potrà chiedersi: “Come mai Fiorenzo Dadò, Giorgio Fonio e Simone Ghisla hanno deciso di lanciare un’Iniziativa Cantonale - vedi pagina 9 di questo Giornale - all’indirizzo delle Camere federali? Non ci sono già forse abbastanza norme giuridiche per affrontare questo reato con la dovuta fermezza”?

La risposta è palesemente no! Questo reato dello schifo, questo ignobile oltraggio alla vita del bambino, oggi non è punito con la dovuta fermezza e mancano persino le più basilari norme giuridiche che prevedano delle misure terapeutiche obbligatorie per questi criminali, nonostante la classificazione internazionale delle malattie (ICD 10), stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità.
La nostra società ha regolamentato molto, in alcuni casi persino troppo (come per le normative stradali). A un automobilista dal piede particolarmente pesante, magari “beccato” alle tre di notte a viaggiare su un’autostrada asciutta e deserta, viene revocata la licenza di condurre a tempo indeterminato, sequestrato il veicolo, multato pesantemente e come sanzione accessoria viene obbligato a seguire dei corsi riabilitativi e a sottoporsi alle cure di uno specialista della mente, lo “psicologo del traffico”.

Un uomo di 40 anni, che infila la “manaccia” sotto le mutandine di una bambina, violandola e rovinando per sempre il suo equilibrio psichico, si becca una ridicola e modesta condanna sospesa con la condizionale e non deve sottoporsi a nessuna misura terapeutica. Il pedofilo criminale no, l’automobilista sì? Una beffa e uno scandalo, al quale nessuno sembra voler porre fine! In attesa forse che il criminale colpisca ancora….Ma scherziamo? Chi tocca un bambino deve essere messo nella condizione di non più nuocere, pertanto non deve poter beneficiare di nessuna pena sospesa e deve essere sottoposto obbligatoriamente alle cure dello psichiatra.

Se per quasi tutto abbiamo provveduto a regolamentare e ad adeguare le nostre leggi, per la protezione dei nostri bambini sono decenni che non si fa più nulla e siamo rimasti all’età della pietra, lasciando delle lacune inconcepibili per un paese civilizzato come il nostro. È tempo e ora che si agisca per porre fine a questa vergogna. La nostra iniziativa non risolverà tutto, ma perlomeno chiede finalmente di inasprire le pene, a nome di tutta la popolazione e dei nostri bambini.


Fiorenzo Dadò
Capogruppo


PPD

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