Insegnamento della religione e delle religioni

Si ad “un passo positivo verso la conoscenza della dimensione religiosa che rappresenta un segno profondo nella storia dell’uomo” no al fanatismo di chi vorrebbe cancellare la libertà individuale e la nostra identità.

Un compromesso, quello sull’insegnamento religioso, raggiunto con successo dopo un iter pluriennale per la completa soddisfazione del Direttore del DECS Manuele Bertoli, di Monsignor Vescovo Valerio Lazzeri e di Eva Huhn rappresentante della Chiesa evangelica riformata. A queste persone, che si sono sedute ad un tavolo e sono riuscite a trovare un accordo intelligente, moderato e che va bene a tutti, va un plauso di riconoscenza.

Dal 2019 nella scuola ticinese avremo infatti, Parlamento permettendo, l’insegnamento religioso facoltativo dalla prima alla terza media mentre in quarta si avrà finalmente il corso di storia delle religioni come materia obbligatoria. Tutto bene? Per molti sì ma non per tutti.

Ad una parte del Partito Socialista questo compromesso non basta già più e auspica una prossima messa in discussione (l’abolizione) dell’insegnamento della religione dalla prima alla terza media. Per alcuni, non basta che il corso sia facoltativo per chi lo desidera frequentare, per loro questa possibilità va abolita tout court, essendo il messaggio evangelico di amore, pace e fratellanza nonchè aiuto al prossimo, un pericoloso esempio di civiltà che va contrastato ed eliminato dal Pianeta.

Nella loro presa di posizione, una parte del Partito dell’on. Bertoli parla di “problematiche della società odierna legate ai concetti di (...) estremismo religioso”. Siamo convinti che ad essere pericoloso è certamente l’estremismo in ogni religione o ideologia politica ma ancora più pericolosa e preoccupante è la volontà di alcuni nel voler annientare e neutralizzare le tradizioni, simboli e radici della nostra identità e del nostro Paese. Un Paese, la Svizzera e il Ticino, che i nostri avi hanno costruito con il sudore e del quale ne andiamo fieri, ma che oggi, in nome di un “approccio neutrale” 

e di una pseudo integrazione portata all’eccesso, per qualcuno deve spingersi addirittura a vergognarsi delle proprie radici. Noi delle nostre radici ne andiamo fieri e riteniamo che ci sia posto per tutti, senza nessun bisogno di escludere o di limitare la libertà individuale.

La maggioranza della popolazione, ne siamo sicuri, al di là del proprio credo personale chè è e resta un fatto privato, non è assolutamente concorde con questo approccio di limitazione della libertà personale e di auto-annullamento dei fondamenti della nostra storia e della nostra civiltà, con l’unico sopo di non infastidire – così ritiene parte del PS – le altre culture che generosamente vengono ospitate e che nessuno di noi vuole, al pari della nostra, eliminare e ancor meno ghettizzare.

Ma se si continua di questo passo presto ci sarà chi vorrà abolire il Natale, i presepi, il san Nicolao, le feste popolari e magari anche il dialetto ticinese, per far largo a proposte sconclusionate come il riconoscimento di nuove lingue nazionali.

Cogliamo l’occasione per complimentarci e ringraziare l’on. Bertoli per la sua apertura e la sensibilità dimostrata affermando, pur essendo agnostico, che questo è “un passo positivo verso la conoscenza della dimensione religiosa che rappresenta un segno profondo nella storia dell’uomo”. 

PPD

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