Vi spiego in “tre righe” il futuro degli ospedali delle valli


Nel dibattito riguardo il futuro dei due ospedali di Faido e Acquarossa, i temi sono stati diffusamente presentati da entrambe le parti. Ovviamente, come in ogni dibattito, fautori e contrari duellano con la forza degli argomenti. Alcuni di questi, come ad esempio il signor Rodesino di Acquarossa, ha rilevato in una lettera pubblicata ieri su un quotidiano, quanto il tema sia difficile, e soprattutto gli mancava una risposta importante: il pronto soccorso di Acquarossa verrà mantenuto? Altri, come il signor Baggi, mercoledì è stato meno morbido e mi ha qualificato di “venditore di fumo” e “marinaio nelle promesse”. 


Vorrei iniziare da quest’ultimo. Quello della menzogna politica è un topos classico. È oramai un luogo comune che la bugia sta al politico come le trecce a Pippi Calzelunghe. Se non fosse che per fortuna in Svizzera una Costituzione non può essere violata, e su di essa vigila il Tribunale federale; una legge ha ancora una sua forza legale grazie all’azione dei tribunali cantonali; e un Parlamento è eletto in modo democratico e direttamente dal suo popolo, e non dalle segreterie dei partiti come in Italia.

Spiace quindi constatare come oramai anche in Ticino avviene questo fenomeno diffuso nella vicina Penisola di trovare addirittura comodo mettere in discussione a priori le decisioni istituzionali prese, seminando il dubbio che comunque vada il politico è “bugiardo”.
Tornando al futuro verace degli ospedali delle valli, ricordo che i sindaci dei comuni direttamente toccati dalla riforma della LEOC di Faido, Blenio, Acquarossa e Serravalle hanno pubblicamente espresso il loro sostegno sia alla legge sull’EOC in votazione il 5 giugno, sia alla pianificazione ospedaliera, invitando nel contempo la popolazione a votare No all’iniziativa popolare “Giù le mani dagli ospedali”. Sulla medesima lunghezza d’onda è pure intervenuto il collega Norman Gobbi in un articolo a sostegno del futuro dell’ospedale distrettuale di Faido nel quadro della nuova pianificazione ospedaliera, anticipato di qualche giorno dal sindaco di Faido Roland David. M’immagino che tutte queste persone di valle se avessero avuto dubbi riguardo la legge sull’Ente ospedaliero cantonale le avrebbero esposte, come si fa in democrazia.

I fatti, se i miei gentili lettori hanno pazienza di seguirmi, sono comunque questi, e non si tratta soltanto di promesse, ma di decisioni di valenza istituzionale: il prossimo 5 giugno si voterà sulla modifica della legge sull’EOC che consentirà all’Ente di stringere, se lo ritiene necessario e previo avvallo da parte del Gran Consiglio, di stringere partenariati o collaborazioni con strutture private. Il secondo oggetto è l’iniziativa popolare “Giù le mani dagli ospedali”. Governo, Parlamento, tutti partiti salvo quelli di sinistra, invitano a votare un Sì alla LEOC e un NO all’iniziativa popolare.


Cosa cambia per gli ospedali di Faido e Acquarossa in caso di Sì alla prima e di No alla seconda.

  • Nessuno smantellamento: grazie alla pianificazione Faido avrà 10 letti acuti per la medicina di base (inclusa la geriatria) e 45 letti di riabilitazione acuta; a Acquarossa 10 letti di medicina base e 30 letti acuti per cure di minore intensità.
  • 1’300 Posti di lavoro: per entrambi i nosocomi saranno mantenuti il numero attuale di impieghi: 80 solo ad Acquarossa, 90 a Faido, 1’300 impieghi nelle tre Valli per l’intero settore socio-sanitario, che si rivela essere il principale datore di lavoro.
  • Nessun costo aggiuntivo per i comuni: la pianificazione esenta finanziariamente i comuni, mentre l’iniziativa “Giù le mani dagli ospedali” causerà nuovi importanti oneri a carico del Cantone e di riflesso un ribaltamento sui comuni.
  • Blenio avrà un nuovo ospedale: entro 5-6 anni un nuovo stabile sorgerà ad Acquarossa, rafforzando il Polo socio-sanitario bleniese con prospettive anche per i relativi posti di lavoro.
  • Collaborazioni pubblico e privato: rafforzate tra la Casa anziani la Quercia e l’Ospedale di Acquarossa.


E vengo al secondo scritto del signor Rodesino che mi chiede una risposta in tre righe. 
Sì, Faido ed Acquarossa manterranno il pronto soccorso: ossia un presidio sanitario che come oggi assicura le prime cure 24 ore su 24 e il trasferimento dei casi più urgenti verso i centri specializzati. Quando scrivo come oggi intendo anche precisare che già oggi non c’è un primario presente al pronto soccorso come invece indicato dal gentile lettore. E le righe sono più di quattro. Ne aggiungo un ulteriore per ricordare che negli ultimi 17 anni, cioè dai problemi cardiaci del signor Rodesino, la sanità ticinese ha fatto ulteriori progressi, e questo è grazie ad un Ente ospedaliero che vuole continuare a investire nelle valli.


Paolo Beltraminelli
Presidente del Consiglio di Stato, direttore del DSS


 

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