Ospedali, pianificare, a favore dei pazienti


L’oramai imminente approvazione della nuova pianificazione ospedaliera cantonale, all’ordine del giorno del Gran Consiglio settimana prossima, potrebbe essere riassunta nell’affermazione di Otto von Bismarck : La politica è l'arte del possibile, la scienza del relativo. 
Partita qualche anno fa, dopo una lunga fase di analisi scientifica, appunto, la proposta del Governo è entrata nella sua ultima fase di discussione politica. Martedì prossimo in Gran Consiglio, Consiglio di Stato e Parlamento dovranno appianare gli ultimi scogli che riguardano non solo questioni di denominazione tra istituti di cura, CAT o RAMI, ma anche il loro finanziamento. Mai come su questo dossier l’affermazione di Bismarck trova una sua logica.


Prossimità delle cure e secondo il bisogno della popolazione
Alla base del progetto di pianificazione ospedaliera vi è un approfondito studio scientifico fondato sul cosiddetto modello di Zurigo, che ha misurato il fabbisogno di cure in Ticino,  stabilito il numero di letti somatici acuti (meno 250 rispetto al regime attuale) e quelli da attribuire ai reparti di riabilitazione e la psichiatria. Lo studio ha mantenuto le strutture ospedaliere, ma ridefinito le specialità dei nosocomi e assicurato le necessarie cure di prossimità in tutte le sedi regionali. 
Inoltre viene rafforzata la presa in carico post e sub-acuta. Sebbene l’obiettivo della pianificazione non sia quello del risparmio, la proposta del Governo comporta comunque una limitazione dei costi nell’ordine di 15-20 mio. franchi per effetto della diminuzione della capacità nel settore acuto e il contenimento del ricorso a cure fuori cantone. Visto l’andamento generali dei costi sanitari, questo contenimento è più che mai auspicabile.


Le criticità
La commissione speciale pianificazione ospedaliera nel suo intenso e lungo lavoro ha approvato la sostanza del progetto. In particolare il fabbisogno che ha determinato un esubero (con orizzonte temporale 2020) di letti nel settore somatico-acuto. In estrema sintesi ha invece ritenuto di non seguire le osservazioni formulate del Consiglio di Stato in due dei tre punti critici sollevati in sede commissionale. Rispetto alla versione del Governo, la commissione ha dunque deciso di mantenere in reparti somatici acuti, quindi negli ospedali, i letti a minor intensità (AMI). Il Governo chiedeva invece che fossero inseriti nelle case anziani. Dalla scelta di destinazione di questi letti dipende soprattutto il tipo di finanziamento: nella versione proposta dalla maggioranza della commissione i letti AMI verrebbero pagati metà dal Cantone e metà dalla cassa malati. La proposta del Governo prevede invece che i costi siano pagati per metà dalla cassa malati, per una parte dal Cantone a cui si aggiungerebbero 30 franchi pagati giornalmente dal paziente. 

Riguardo la questione dei volumi massimi pianificatori, ossia su quanti interventi un istituto può effettuare in un determinato settore, la commissione speciale ha deciso di togliere questo limite dalla pianificazione visto che già figurano a livello di mandati di prestazione. Infine c’è la collaborazione fra settore pubblico e privato. In questo caso i deputati hanno accolto le osservazioni del Governo che propone di estendere le collaborazione non solo nel settore stazionario (più di 24 ore di degenza) ma anche in quello ambulatoriale (meno di 24 ore di degenza). Insomma globalmente la proposta della maggioranza commissionale è in linea con la versione del Consiglio di Stato salvo un ultimo punto che vedremo di seguito.


Alla ricerca dell’ultimo compromesso
La proposta della commissione mantiene un importante ed ultimo scoglio sul quale è pendente un emendamento. Il comparto AMI proposto dalla Commissione, non trova l’accordo degli assicuratori, che sarebbero chiamati a un contributo finanziario maggiore. Quest’ultimo punto non è irrilevante poiché nel sistema sanitario elvetico fondato su diversi attori di finanziamento occorre sempre negoziare le soluzioni tra le parti: Stato, fornitori di prestatori e assicuratori appunto. Nello specifico, l’assenza di garanzie finanziarie sui reparti AMI indebolisce la rete di presa in carico che presenterebbe delle maglie deboli non finanziate. Inoltre gli assicuratori potrebbero rivedere le convenzioni al ribasso per i nosocomi somatico-acuti in modo tale da mettere a carico del Cantone eventuali esuberi di offerta creerebbe grossi problemi al nostro sistema. 
La nuova Pianificazione ospedaliera non può quindi prescindere da un accordo che sia soddisfacente per tutte le parti. Una possibile via di compromesso che verrà discussa in Parlamento propone così la ridenominazione degli AMI in Reparti Acuti e Minore Intensità (RAMI). Un cambio di denominazione che non è di pura cosmesi, ma ha come principale ragione quella di far ricadere la presa in carico di pazienti in uno specifico articolo della LAMAl. Al di là dell’aspetto giuridico, questa soluzione va nell’interesse dei pazienti, soprattutto anziani, perché consente di finanziare questa tipologia di cure dalla legge. Pianificare significa anche questo: garantire delle cure di qualità per la popolazione, ma anche la loro sostenibilità finanziaria. Un aspetto quest’ultimo che non tutti i medici sembrano voler cogliere.


Paolo Beltraminelli
Presidente del Consiglio di Stato, direttore del DSS

 


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