Non freniamo lo sviluppo dell’EOC e della sanità ticinese: NO al referendum


Scontato come l’amen dopo il Padre Nostro, poco prima di Natale, MPS, PS, Vpod e USS hanno lanciato il referendum contro la revisione della Legge sull’Ente ospedaliero cantonale (LEOC). Già nell’oggetto del referendum si cela l’equivoco più grande: i promotori criticano infatti la pianificazione ospedaliera votata lo scorso 15 dicembre a chiara maggioranza dal Gran Consiglio ticinese ed addirittura anche aspetti che nulla hanno a che vedere con la stessa, come lo sviluppo del settore ambulatoriale. Omettono però di chiarire ai cittadini che la pianificazione in quanto tale non può essere oggetto di referendum! Si attaccano perciò alla modifica della LEOC approvata assieme alla pianificazione, allo scopo in particolare di creare la base legale necessaria per sviluppare in maniera più solida progetti di partenariato tra ospedali pubblici e cliniche private. Paradossalmente, visto che giunge da sinistra, il referendum di fatto non farebbe che indebolire il ruolo dell’EOC nel panorama ospedaliero cantonale e nazionale. 

Giova comunque ribadire che dopo anni di lavoro e di mediazione tra le parti la pianificazione definisce l'offerta stazionaria del futuro e permette i necessari investimenti nelle strutture ospedaliere pubbliche. Senza tanti giri di parole, firmare il referendum significa paralizzare per anni il cantiere della sanità pubblica ticinese e compiere un inesorabile passo indietro che arrischierà nel medio termine di indurre i pazienti ticinesi a ricercare Oltralpe talune prestazioni di qualità che non saremo più in grado di assicurare.  Ecco perché occorre sfatare i vecchi schemi ideologici utilizzati dai referendisti nel promuovere le loro cinque argomentazioni, che, come detto, in realtà riguardano solo in minima parte il reale oggetto del referendum.


Non vi saranno privatizzazioni
Stando ai referendisti la nuova pianificazione rappresenta un ulteriore passo verso la privatizzazione. In realtà il progetto instaura collaborazioni - e migliora quelle già in corso - tra ospedali pubblici e privati: penso in particolare tra Ospedale La Carità e Clinica Santa Chiara, tra Clinica Sant’Anna di Sorengo e il Civico di Lugano, ma anche alla Rete REHA Ticino che da anni stabilisce la stretta e proficua collaborazione tra l’EOC e la Clinica Hildebrand, da più parti definita fiore all’occhiello della sanità ticinese e oggetto di interesse anche dal resto della Svizzera. Queste sinergie consentono agli ospedali pubblici dell’EOC e al sistema ospedaliero cantonale più in generale di rimanere competitivi a livello nazionale e ridurre costosi doppioni. Non si capisce quindi perché gli ospedali pubblici dovrebbero rinunciare a tessere delle alleanze strategiche con le cliniche private, quando queste ultime le mettono in pratica da anni. Queste collaborazioni non hanno quindi nulla a che vedere con delle trasformazioni in SA degli attuali ospedali pubblici come paventato dai referendisti. Si potrebbero semmai costituire delle strutture organizzative miste pubblico-privato che darebbero l’opportunità di espandere il modello gestionale e le buone pratiche cliniche dell’Ente ospedaliero. 


Gli ospedali di Acquarossa e Faido non verranno chiusi
Il referendum non ha alcuna influenza sull’offerta degli ospedali di valle. La pianificazione ospedaliera riorienta l’offerta in funzione delle necessità della popolazione ticinese e dell’evoluzione demografica. L’analisi dell’attuale offerta ha rilevato che vi sono almeno 3’000 ospedalizzazioni improprie negli ospedali acuti che provocano costi ingiustificati. Sono pazienti che dopo la fase acuta specialistica necessitano di cure di convalescenza per la quale non è più necessaria una degenza in ospedali acuti. Per far fronte a questo fabbisogno il Gran Consiglio ha accettato di destinare 195 posti letto a cure acute di minor intensità (Ami) in strutture ospedaliere, pubbliche e private, e il potenziamento a 90 letti per le Cure acute transitorie nelle case anziani. Ciò permetterà la riduzione progressiva di 250 posti letto nei reparti somatici acuti. Le strutture Ami offriranno la dotazione di personale medico e infermieristico necessario per una corretta presa a carico in particolare di questi pazienti che richiedono una continuità di cura dopo la fase acuta specialistica. 
Per gli ospedali di valle, sovente citati dai referendisti, a Faido verrà potenziata la riabilitazione acuta, mentre ad Acquarossa si continuerà ad offrire le cure sub-acute. Chi di voi è stato ad Acquarossa non ne avrà tratto l’immagine di un ospedale moderno, anzi! Grazie alla pianificazione ospedaliera la valle di  Blenio avrà un nuovo contenitore e sono già stati avviati i contatti per progettare la nuova struttura in sostituzione dell’attuale molto vetusta. Nei due ospedali di valle verrà pure mantenuto un reparto di una decina di letti di medicina di base. 
Quindi contrariamente a quanto affermato in modo strumentale dai referendisti, gli ospedali di valle avranno un ruolo rafforzato all’interno del sistema sanitario cantonale e continueranno a offrire un pronto soccorso adeguato. Anche i posti di lavoro rimarranno garantiti nell’entità attuale. 


Gli ospedali pubblici regionali non saranno indeboliti
Grazie alla pianificazione ospedaliera tutte le strutture ospedaliere pubbliche continueranno le loro attività con mandati più precisi e chiari. Non vi sarà alcun cambiamento per i pazienti, poiché le cure di prossimità continueranno ad essere garantite nei quattro poli regionali essenzialmente come ora. Oltre l’85% dei pazienti della regione potrà quindi anche in futuro essere curato a Locarno piuttosto che a Mendrisio. Come già oggi, nell’interesse dei pazienti, si verrà ricoverati nei centri di riferimento cantonali di Lugano o Bellinzona per patologie gravi e complesse, ad esempio presso lo IOSI, il Cardiocentro o il Neurocentro. La pianificazione rafforza in maniera molto misurata il processo di concentrazione già in atto e certamente necessario per garantire la qualità della presa a carico: promuove questa tendenza all’incirca per un 4% delle prestazioni. 


Nessuna diminuzione di prestazioni per i cittadini e nessun onere per i comuni
Come detto la pianificazione ospedaliera elimina le frammentazioni, riordina, ma mantiene l’offerta sanitaria attuale. È poi dimostrato come la concentrazione della casistica sia anche sinonimo di miglioramento della qualità delle prestazioni sanitarie. Quindi non vi saranno diminuzioni di prestazioni per i pazienti ticinesi che continueranno a beneficiare cure specialistiche nel nostro Cantone, appunto per evitare quello che l’eventuale adozione del referendum invece provocherebbe: una sanità ingessata e frazionata con masse critiche di pazienti complessi, insufficienti in tutte le strutture e di riflesso un aumento del turismo dei nostri pazienti verso le strutture di Oltregottardo. Non va poi dimenticato che i comuni sono stati esentati dalla partecipazione al finanziamento residuo delle cure sub-acute, risparmiando una decina di milioni di franchi assunti dal Cantone. 


Il settore ambulatoriale continuerà a crescere, purtroppo…
Un’altra bufala avanzata dai referendisti è quella di una contrazione del settore ambulatoriale pubblico a vantaggio del privato. Ora, se vi sarà nel corto/medio termine un’esplosione dell’ambulatoriale privato questo non è imputabile alla pianificazione ospedaliera, bensì all’infausta decisione del Consiglio nazionale con l’appoggio dei deputati ticinesi di Lega, UDC e PLR di abrogare la moratoria dei medici a partire dalla metà del 2016. Anche contro questa decisione il referendum cantonale non avrà alcuna influenza.


In conclusione, il referendum creerà una situazione di incertezza in un campo come quello della sanità molto delicato, la cui qualità è strettamente dipendente dalla capacità delle strutture ospedaliere pubbliche di sapere garantire il massimo di un’offerta diffusa ed equilibrata, cooperando anche con le cliniche private, per reggere la concorrenza degli ospedali d’Oltralpe. Creerà inoltre ritardo nella messa in cantiere dei principali progetti e sinergie che ho evocato, rischiando di pregiudicarne l’esito a causa di un contesto finanziario piuttosto critico in cui gli investimenti non possono essere congelati e garantiti ad vitam aeternam. Per tutti questi motivi vi invito a non firmare il referendum e a chiarire con amici e conoscenti i motivi per non farlo. Il futuro della sanità ticinese dipende anche da questo!

 

Paolo Beltraminelli
Presidente del Consiglio di Stato, direttore del DSS
 


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