Proteggiamo il nostro futuro

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Nascite in calo: occorre agire!

Il numero di nascite è costantemente in calo, tuttavia, come emerge dalle analisi dell’Ufficio cantonale di statistica, il desiderio di maternità e paternità non diminuisce. Ciò significa che le condizioni socioeconomiche e la capacità di accoglienza della maternità da parte della società e del mondo del lavoro non sono adeguati e mortificano le aspirazioni delle famiglie. Ogni giorno, in Svizzera, si registrano licenziamenti ingiusti di mamme al termine dell’attuale periodo di protezione di 16 settimane (tra i più brevi in Europa).

Un problema reale

Come riferito da Travail.Suisse, secondo uno studio commissionato dall’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, “per oltre il 10 per cento delle donne la comunicazione della gravidanza ha come conseguenza la disdetta del contratto di lavoro d’intesa con il datore di lavoro oppure il preannuncio di quest’ultimo della disdetta al rientro dal congedo maternità”. Inoltre dopo il parto, il datore di lavoro dà disdetta nel 3 per cento dei casi.

La nostra proposta: iniziativa cantonale per un prolungamento della protezione dalla disdetta al termine del congedo maternità

Il PPD si impegna:

  • affinché il periodo di protezione della donna sia esteso sino al compimento dell’anno di età del bambino.

  • per sostenere maggiormente le organizzazioni sindacali o i consultori presso i quali le donne possono denunciare in tempo reale ogni abuso o coercizione alle dimissioni nel periodo di gravidanza o protetto.

  • per sensibilizzare e responsabilizzare le donne a rivolgersi a tali uffici senza timori, paure o omertà.

Il PPD ha presentato un’iniziativa cantonale che chiede in maniera chiara ed inequivocabile che le neo mamme non possano essere licenziate nel primo anno di vita del neonato.

Il prolungamento di protezione dal licenziamento per un anno infatti, protegge le donne e le loro famiglie in un momento particolarmente delicato, sia dal punto di vista fisico sia economico e organizzativo. Questa protezione favorisce inoltre un cambiamento di mentalità. Al momento dell’entrata in vigore, le aziende dovranno necessariamente farsi carico del reinserimento in azienda al termine del congedo maternità e potranno quindi constatare, se non fosse già ovvio, che la qualità del lavoro e la dedizione delle neomamme non sono certo inferiori rispetto a prima del parto.

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