Pensioni sicure, oggi e domani: Sì alla Previdenza vecchiaia 2020


Nel corso della sessione primaverile le Camere federali hanno accettato la proposta della conferenza di conciliazione sulla riforma della Previdenza vecchiaia 2020. Le discussioni in merito al risanamento dell’Assicurazione, cominciate nel 2014, hanno portato al modello che il PPD aveva difeso e sostenuto sin dall’inizio. Il progetto, equilibrato e sostenibile, sarà sottoposto al voto popolare il prossimo 24 settembre.

“Pensioni sicure, oggi e domani”: con questo motto l’Assemblea dei delegati del PPD svizzero adottò nel 2014 una risoluzione che chiedeva una riforma della Previdenza vecchiaia. L’obiettivo era quello di continuare a garantire le pensioni anche alle generazioni future. Oggi il PPD può affermare con fierezza di aver raggiunto il suo scopo: assicurare le rendite proponendo al popolo un progetto equilibrato. La riforma della Previdenza vecchiaia 2020 è una delle più importanti riforme politiche e sociali degli ultimi decenni. Dal 1995 tutte le riforme dell’AVS sono fallite, come pure ogni tentativo di abbassare il tasso di conversione: ciò ha considerevolmente indebolito i due pilastri e messo in pericolo le pensioni degli svizzeri.


Una situazione difficile

L’evoluzione demografica è chiara: il numero di pensionati cresce costantemente. Il fatto che l’aspettativa di vita aumenti è un dato positivo, ma per la questione del finanziamento della Previdenza vecchiaia rappresenta una sfida difficile. Attualmente un pensionato viene finanziato da quattro persone attive; si stima che nel 2060 il rapporto sarà di uno a due. Il deficit di finanziamento dell’AVS e la ridistribuzione nel secondo pilastro si aggrava ogni anno. Senza riforma il disavanzo accumulato nelle casse dell’AVS nel 2030 raggiungerà 41 miliardi di franchi. Il Fondo di compensazione dell’AVS non sarà più in grado di pagare le pensioni.


La soluzione

Per coprire la crescita dei costi entro il 2021 l’IVA sarà portata in due tappe all’8,3 percento. Questa misura, che toccherà tutti nella stessa maniera, dovrebbe generare 2,1 miliardi di franchi annui in favore dell’AVS. Nel secondo pilastro il tasso di conversione sarà abbassato dal 6,8 al 6 percento, il che permetterà di contrastare il sovvenzionamento incrociato degli attivi nei confronti dei pensionati. Purtroppo l’abbassamento del tasso di conversione provocherà una diminuzione delle rendite del 12 percento. Questa perdita sarà comunque parzialmente compensata: da un lato da un aumento di 70 franchi al mese delle rendite AVS - finanziate da un innalzamento dei contributi salariali dello 0,3 percento - dall’altra da un aumento del 150-155 percento del tetto delle rendite AVS delle coppie sposate. Questo incremento è un passo importante verso la depenalizzazione del matrimonio nell’ambito dell’AVS, una lotta che il PPD conduce da diversi anni.


No al pensionamento a 67 anni

Il PPD è così riuscito a impedire l’introduzione di un meccanismo che avrebbe condotto a un aumento automatico dell’età di pensionamento a 67 anni. La priorità in questa riforma riguarda l’armonizzazione dell’età di riferimento della pensione a 65 anni e la flessibilità dell’età della pensione tra i 62 e i 70 anni.


Un riforma per tutti

Uno studio dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS) mostra che l’attuale generazione finanzia annualmente la Previdenza professionale dei pensionati con 1,3 miliardi di franchi. Con l’abbassamento del tasso di conversione dal 6,8 al 6 percento questo finanziamento incrociato sarà ridotto del 63 percento. Per non imporre un carico troppo pesante alla nuova generazione, l’inizio del processo di risparmio nel secondo pilastro resterà fissato a 25 anni. Oggi 500’000 donne non sono assicurate presso una cassa pensione a causa della deduzione di coordinamento; grazie al supplemento AVS quando saranno in pensione potranno comunque disporre di 840 franchi di rendita supplementare l’anno (fino a 2’700 se sono sposate). Senza questa compensazione rimarrebbero invece a mani vuote.


Per i pensionati futuri e attuali

La generazione di transizione è stata fissata a 20 anni. Le persone che avranno 45 anni quando la riforma entrerà in vigore (43 oggi) approfitteranno dunque dell’attuale tasso di conversione in vigore nel secondo pilastro (6,8 percento). Per contro questa generazione di transizione pagherà dei contributi più alti sino all’età della pensione. Per compensare questo carico, sarà versata loro una somma di 840 franchi in più ogni anno. Senza il miglioramento delle pensioni essi pagherebbero contributi più alti senza alcuna contropartita. Le persone che attualmente beneficiano di una rendita non verranno toccate dall’abbassamento del tasso di conversione: le loro pensioni saranno garantite, senza alcuna riduzione.


Per gli impiegati e le PMI

Questo progetto è la migliore opzione per le piccole e medie imprese. Con la proposta della maggioranza della destra borghese, che voleva a tutti i costi delle compensazioni nel secondo pilastro, il carico supplementare sui contributi salariali sarebbe stato insopportabile (67 percento in più nell’agricoltura, addirittura 96 percento in più nell’edilizia). Una situazione assolutamente inaccettabile.

Il popolo avrà l’ultima parola il 24 settembre prossimo. Questo progetto garantisce le pensioni fino al 2030 e il PPD è pronto a difenderlo con convinzione.


Konrad Graber
Consigliere agli Stati (LU)

PPD

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